Il giudizio dell’arbitro va rispettato. Sempre. Anche quando potrebbe essere frutto di errore.
avatar

L’arbitraggio del combattimento di judo è una difficile arte e il giudizio va sempre rispettato, anche quando potrebbe essere frutto di errore.
Un esempio è nella situazione limite in cui è incappato il nostro Matteo Causio nel Trofeo Internazionale Citta di L’Aquila FIJLKAM-CSEN del 26 ottobre 2019.
Un suo ippon di ko-soto-gari non è stato in alcun modo considerato poichè gli Ufficiali di Gara hanno ritenuto che Uke, nel cadere, ha alzato la gamba in tentativo di kaeshi-waza di tomoe-nage e quindi Tori non avrebbe avuto il controllo della propria azione.
A noi sembra invece che sia proprio Uke che nel suo estremo tentativo non abbia avuto alcun controllo e che la dinamica dell’azione di Matteo, eseguita con il piede e completata acrobaticamente con lo squilibrio di braccia, sia da valutarsi come ippon (infatti la presa viene lasciata solo dopo che Uke ha,come si dice in gergo, “schienato”).
A prescindere da tutto, però, resta il fatto che un atleta di judo deve sempre rispettare il giudizio arbitrale, come correttamente ha fatto il nostro Matteo senza manifestare alcuna forma di dissenso.

Matteo Causio L'Aquila 2-11-2019

I commenti sono chiusi.